Il problema è anzitutto la parola. Il sostantivo. Amicizia.
Diciamoci la verità. Dopo un primo invaghimento, ci accorgiamo che facebook ha fatto come berlusconi: si è appropriato di una parola splendida, ricca di significati, che amiamo, e l’ha inflazionata come De Chirico faceva con i suoi cavalli dipinti.

– Ho un de Chirico – c’era chi diceva, e non si rendeva conto che di cavalli imbizzarriti, in calore o al pascolo il pittore ne aveva dipinti a milioni e sparsi in ogni galleria.
– Non vale un cazzo, tipo, mi spiace – era la risposta dopo qualche anno.

Io ogni mattina mi scambio sorrisi grazie a facebook con alcune persone care/carissime/infinitamente care con le quali altrimenti non avrei rapporti da tempo; e mi scambio idee e sensazioni con alcune persone che conosco così poco da non averci mai preso un averna assieme – ma ora sì, ce lo prenderei. Grazie di tutto questo, social! 🙂

E però mi ferisce questa cosa della parola. Perché se ci tolgono le parole, comunque noi la pensiamo, smettiamo di pensare.

Io quando sento dire Libertà penso non dico subito ma quasi al polo della libertà.
Quando sento Amico penso non dico subito ma quasi a facebook.

(“ma tu sei suo amico?”)

Non è per questo che c’è la rete. Non è per questo che c’è la condivisione.
Non è per questo che ci sono i poli (nord e sud). E le libertà. Una per una, piccole e grandi, conquistate.
Non è per questo che c’è l’amore©.

Questo sarebbe un buon motivo, per andarsene.

Per restare, i poke dei veri amici. I sorrisi dei conoscenti.
Palla a voi.

Pamarasca