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Mi piacciono le cose semplici. Da bambino, diedi due nomi alla maniglia della porta: aprile, quando dovevo aprirla; chiusile quando mi toccava chiuderla. Più facile di così. Vado avanti in questo modo da 40 anni: cerco la semplicità ovunque e, se non la trovo, me la costruisco.

Da quando lavoro sul web, tra social media e blog e marketing e SEO, si direbbe che questa abitudine debba ritenersi, come dire, sorpassata. C’è un limite alla semplificazione e applicare i soliti metodi al mondo odierno di internet sarebbe piuttosto una banalizzazione.

Però, la tentazione c’è.

Ad esempio, quando mi capita di avere a che fare con i semiologi. I semiologi, si sa, sono un po’ come  gli anarchici nei centri sociali, o Cambiasso nella nazionale argentina. Ignorati o snobbati, vanno spesso così a fondo da rimanere in ombra.  Finora.

Il nuovo web gli sta regalando momenti di assoluta gloria. E accidenti se se la meritano!

Per quel che mi riguarda, nella mia vita ho scritto due soli lavori di semiotica: alla fine, rileggendoli, non ci ho capito molto. Però ammiravo e ammiro questi chirurghi del linguaggio, sempre sospesi tra il giocare a lego e fare la rivoluzione. Sì. Tanto di cappello.

Ma il loro entusiasmo per il web, che li spinge improvvisamente in prima linea nel mercato, mi preoccupa: chi si occupa di semiotica, in generale non dovrebbe essere entusiasta; tanto meno perché finalmente ha un ruolo nel mercato. Chi si occupa di semiotica deve rendersi conto di essere, nel sistema economico, un’arma nucleare. Una tecnologia avanzata e non convenzionale.

Se scrivessi su uno dei siti di cui mi occupo al lavoro questa frase pari pari: “Hotel Croazia Mare Vacanze Isole Costa”, riuscirei forse ad ottenere la prima pagina su Google.

Per questo, mi preoccupa che i semiologi si mettano a lavorare per il maggior offerente.   Nel mondo della comunicazione, essi equivalgono ai fisici della prima metà del Novecento. Ma temo i Fermi, che per superbia della scienza accettarono di costruire l’atomica,  e sogno di incontrare un Majorana.

So di avere banalizzato, ovvio. Aprile/Chiusile/Aprile/Chiusile… era così bello 🙂

PaMarasca