Partecipare all’ebookcamp di Portorecanati mi ha permesso di giungere ad alcune considerazioni che potrebbe essere carino condividere.

Partecipavo immodestamente in qualità di autore e il mio intervento, supportato da volumi cartacei, era interamente dedicato non al confronto tra libro ed ebook ma alle prospettive che potrebbero aprirsi grazie alla crescita dell’editoria elettronica. In estrema sintesi, sostenevo che l’editoria elettronica metterà a disposizione presto un nuovo modo di raccontare storie, che affiancherà la letteratura, il cinema, il fumetto né potrà sovrapporsi a nessuno di essi. Sostenevo, e sostengo, che la portata rivoluzionaria dell’ebook non sta nel poter essere come un libro, ma nel poter a breve supportare una narrazione diversa da quella del romanzo tradizionale. Fermo restando che quella che caratterizza il romanzo tradizionale non potrà mai scomparire, poiché è l’unica in cui “la fantasia dell’autore finisce ad un certo punto ed inizia quella del lettore, sì che un libro è uguale per tutti e nello stesso tempo è diverso per ognuno”. Ne parlo qui.

I numerosi interventi che hanno seguito il mio speech mi hanno confortato sul desiderio di conoscere l’aspetto paradossalmente meno coinvolto nella discussione: quello degli autori.

L’iniziativa mi è piaciuta molto, anche se, per le caratteristiche della maggior parte dei simpaticissimi convenuti, ero un pochino un pesce fuor d’acqua. Non ho potuto ascoltare gli interventi del giorno successivo, quindi mi limito a dire che mi sono trovato benissimo (per la grazia degli organizzatori, alcuni visi amici come Delia, Federico, Luca, Adriano e per l’attenzione che mi è stata tributata)

Detto questo, vorrei puntare il dito su alcune cose che mi hanno colpito:

1)    si parla spesso della resistenza da parte degli appassionati del cartaceo. Che esista, non ho dubbi. Ma non sottovaluterei la protervia che si scorge in alcuni appassionati del digitale, protervia che li porta a dire in una sorta di cantilena fine a se stessa che “l’ebook è identico anzi è meglio per questo questo e questo motivo”. Ho ben capito che si possono portare con sé più volumi, che in un monolocale possono stare 30.000 testi, che si può leggere camminando etc. etc. ma non vorremo fermarci a questo esercizio di puro marketing, spero. Altrimenti mettiamogli anche un beccuccio per il caffè ed è fatta…

2)    Chi sostiene la forza dell’ebook punta, a mio parere, eccessivamente sulla sua capacità di essere identico al libro. E perché non dovrebbe essere diverso? E perché non dovrebbe aprire prospettive nuove per chi scrive storie (non romanzi, ma storie) e per chi le legge? Siamo sicuri sia una buona strategia quella di vendersi come un oggetto identico ad un altro che già funziona perfettamente? E soprattutto, siamo sicuri che siano i difensori del cartaceo ad essere preoccupati?
3)    No. Non ne siamo sicuri. Chi ama i libri tanto da partecipare a discussioni del genere è, tendenzialmente, una persona abbastanza aperta mentalmente, del tutto in grado di comprendere che gli e-book siano delle cosette comode. Non ha paura degli ebook. Il mio caro amico Marco è l’esempio lampante di quel che sto dicendo: non conosco nessuno tanto innamorato, anche fisicamente, dei libri e della letteratura, della cultura e del sapere… eppure è un entusiasta scopritore degli ebook. Perché dovrebbe temerli? La foga avvolge invece chi tenta di imporre la novità, limitandosi ad un inutile confronto dal quale rischia di uscire perdente.

4)    In altre parole, e da profano, sono convinto che gli ebook siano estremamente funzionali e comodissimi. Ma che questa sia solo una fase: se cercheranno di rimanere semplicemente comodissimi e funzionali, identici ai libri cartacei ma senza carta, perderanno una sfida che non ha motivo di esistere. Il tutto si ridurrà a poco più di una chiavetta usb. Se, invece, chi si occupa di editoria elettronica sperimenterà nuovi modi di narrare e spiegare, e avrà il coraggio di mettere in discussione alcuni cardini del diritto d’autore nostrano; se chi si occupa di scrittura e sceneggiatura capirà di avere un ulteriore strumento per raccontare storie; se chi ama leggere potrà continuare a leggere su entrambi i supporti, a seconda della comodità, ma potrà anche vivere l’esperienza di una storia diversa da un romanzo o da un film perché scritta per un editore digitale. Allora sì, l’ebook cambierà qualcosa, e non sarà solo un comodo strumento. Un romanzo resterà un romanzo. Su carta e sul digitale. Una storia per ebook sarà un’altra cosa. Ecco la novità.

Un grazie di cuore agli organizzatori dell’evento

Pamarasca