Strategia è una parola che non mi mette di buonumore. Sarà per le guerre, o per il fatto che, di solito, presuppone l’esistenza di un nemico. Ultimamente, gli esperti di social media e di marketing affrontano un dilemma che, in certi casi, riguarda la sopravvivenza dei loro posti di lavoro. Quindi è normale che vadano all’attacco.

Il dilemma è il seguente: è facile accedere e frequentare i social media, utilizzandoli come meglio si crede anche a fini commerciali. Tuttavia, questa facilità di accesso ha spinto molti individui, gruppi, aziende etc. a sottovalutare le modalità. A trascurare un approccio strategico.

Insomma, si tuffano sperando di saper nuotare.

Vero. Non c’è dubbio. Anzi, sacrosanto.

E però…

Però porre il dilemma in questi termini malcela una pretesa di controllo della situazione che mi sembra decisamente “vecchia maniera”, e non tiene in considerazione proprio l’essenza della socialità e dell’interazione tra individui e gruppi.

Quel che voglio dire è che la socialità comporta, fortunatamente, una serie di variabili imprevedibili e una massiccia dose di casualità: adottare una strategia significa in qualche modo voler incanalare lo scorrere di un fiume sperando che ogni singola roccia ed ogni sassolino e granello di sabbia rimangano al loro posto mentre quello scorre.

Non si fa. E anche se si potesse fare, non bisogna farlo.

E’ la parola strategia, a mio parere, che non va. In effetti, non va nemmeno l’idea di controllo che è sottesa a molte discussioni sull’argomento: con tutto il rispetto per Eric Schmidt, l’assunto “We know where you are, and we know everything about you, so we know where you’re going”, oltre che essere difficile da digerire è anche una colossale fandonia. Perché, per fortuna, il caso, l’istinto e la contraddizione sono parte integrante dell’essere umano, molto più che la ragione. E maggiore è il dialogo, maggiore è l’imprevedibilità.

Più persone incontriamo, anche senza conoscerle mai, meno saremo prevedibili.

Certo, il mercato è importante. Ma perché non ammettere che, lasciato senza briglie, il web premierà i prodotti migliori ed impedirà ai pubblicitari di vendere aria fritta come accade con gli spot tradizionali? Perché non riconoscere la grandezza di un dialogo sul web che potrebbe svolgersi più o meno così:

–    Hey Antonio, hai visto che bello il video virale di XXX? Ho scritto sulla loro pagina di FB e mi ha risposto un tizio simpaticissimo. Certo che loro sono un pezzo avanti.
–    Sì Marco, l’ho visto. E’ davvero notevole. Però ho comprato il loro XXX ed è una vera schifezza.
–    Davvero?
–    Sì. Dai un’occhiata anche qui …. Ne parlano gli utenti
–    Oh Cazzo!

Insomma, perché non occuparsi dell’orto, prima che del mercato delle erbe? Ma… c’è qualcuno che si sta occupando dell’orto?