Ieri è uscito sul Corriere Adriatico il resoconto di una lunga intervista telefonica che mi è stata fatta sulla cultura (giovanile) ad Ancona. La cosa ha suscitato qualche piccolo dibattito, corroborato dall’impossibilità di sintetizzare tutto quel che io e la simpatica Cecilia, intervistatrice, ci siamo detti.

Qui e qui ho già detto quel che penso della situazione della mia città, che non amo ma le voglio bene. Qui ho parlato anche troppo del Thermos, che ultimamente pare fosse chissà cosa a giudicare da articoli e interventi. Potere dei (mini)media.

Il mio pensiero, per quel che conta, a proposito delle chiacchiere su locali e cultura si sintetizza bene però come segue:

nel 1994 e 1995 alcuni ragazzi sotto i 30 anni  (Fahrenheit) poterono iniziare una serie di attività che si rivelarono importanti per Ancona per due essenziali ragioni:

1) il comune non chiedeva soldi per l’utilizzo di spazi, ma li dava (pochi, ma li dava) a fronte di una proposta culturale;

2) l’Arci della vecchia guardia si fidava dei giovanissimi che aprivano un circolo e gli affidava persino la gestione di importanti situazioni

Fu per questo che, su idea dell’attuale assessore alla cultura (in effetti gli dicemmo tutti “tu sei matto” al principio), riuscimmo a organizzare la mostra di Andrea Pazienza, per dirne una, e a gestire il bar del Lazzaretto.

Eravamo pieni di buona volontà, e anche bravini a organizzare cose. Ma senza i due citati presupposti non avremmo combinato niente.

Oggi, mi sembra semplicemente che questi presupposti non ci siano. A proposito del primo, non credo sia una valida alternativa mettere in piedi “contenitori unici“, che significherebbe in qualche modo indirizzare eccessivamente i ragazzi che hanno già le loro idee.

A proposito del secondo, non voglio assolutamente sminuire il ruolo fondamentale dell’arci ad Ancona negli ultimi anni, ma semplicemente esprimo un’opinione sulla politica dell’associazione che, da molto tempo, investe direttamente e non attraverso i circoli su alcuni grandi eventi perdendo un po’ il contatto con la propria base, specie giovanile (una cosa che mi pare faccia anche  il Pd, per capirci). Ma si tratta di scelte, non di crimini.

Infine, quando nell’intervista ho parlato di atteggiamenti clientelari non mi rivolgevo nello specifico all’arci, ma a tutto un sistema culturale che nel corso degli anni mi sembra si sia sviluppato attraverso un do ut des continuo a scapito di nuove forze provenienti dall’esterno. Anche questa è una semplice opinione…

Pamarasca