È un casino. Ho scelto di passare 8 giorni di studio, gambe e affetto: non posso certo pretendere di descriverli in un blog. Servirebbe un post per il salone del libro. Un post per gli amici di Verdenero. Uno per le cabine telefoniche di Bologna. Uno per ogni persona presente all’Utopia a Milano. E così via.

Sono stato a Torino. Dormivo a casa di Emiliano e Paola e finalmente ho conosciuto la loro bambina, Elena. Sono salito al museo della montagna per vedere le alpi. Me la sono fatta a piedi fino al Lingotto per tre giorni.
Ho incrociato una signora torinese con un cane preso al canile che si è fatto accarezzare. “Perbacco” ha fatto la signora “non succede mai”. Le signore milanesi, quelle dai sessanta anni in su, sono più eleganti di un Degas. Sarei stato a guardarle tutto il giorno, davanti alle pasticcerie. Ma siccome ho scritto un libro, sono andato al salone del libro.

Qui apro una parentesi: (un inizio di quell’affetto che mi aspettava a Milano l’ho toccato con mano allo stand di Verdenero, collana bella e coraggiosa creata da un amico che si è circondato, manco a dirlo, di poche persone belle e in gamba. Un’alchimia allegra e fruttuosa, la loro. Come quella tra me e Alessandro&Barbara, presenti anche loro per un giorno. )

A Bologna sono andato in albergo. Ho scattato tante fotografie. Ho percorso chilometri per salutare una città con cui ho avuto quel genere di amicizia che si riserva ai compagni di viaggio, destinati a separarsi dopo poco.

(un seguito di quell’affetto che avevo incontrato e mi aspettava l’ho toccato durante una bellissima serata con Mimì, che non ringrazierò mai abbastanza per la vicinanza. Ma anche, prima, in una strana serata anconetana finita davanti a un bancone con Paolo G., incontro imprevisto e naturalmente bello. E, infine, in un incontro con Maila, conterranea d’adozione emiliana che conoscevo solo per le righe scritte)

Ho anche fissato la presentazione del mio romanzo: il 22 settembre, alla libreria/locale Modo Infoshop, presentato proprio da Mimì Clementi. Se a Torino sono passato per il libro che ho scritto, a Bologna camminavo per quello che sto scrivendo. Quindi tutto bene.

Di Milano preferisco non parlare. Mi ero ripromesso di raccontare la presentazione alla Libreria Utopia in ogni dettaglio, amico per amico, viso per viso, frase per frase. Ma più passano i giorni da quello strano incontro, più ogni descrizione dell’evento sembra sciatta, improvvisata, incerta. Non sono ancora uno scrittore così bravo. Posso solo dire che mi sono sentito come una pianta sotto un acquazzone estivo, e non sono stato il solo. E rivedendo qualche foto di quel giorno, noto una luce diversa nei sorrisi di ognuno: grazie.

Ora sono tornato. È arrivato il caldo, pare. Il porto sembra sempre uguale, e invece ci sono passate migliaia di persone in questi giorni. Insomma, come me.

pamarasca