A Firenze hanno un modo schietto di proporti le cose: te le sbattono in faccia e se hai sufficiente resistenza procedi, altrimenti meglio che tu ti rivolga a città più accomodanti. Funziona così anche con le opere d’arte: gli Uffizi si aprono con l’opera più bella, la Madonna di Ognissanti di Giotto. Non fai in tempo a mettere in tasca il biglietto d’ingresso che ci sbatti contro. Al centro della sala. Rivolta verso la porta.

La tecnica si ripete in Santa Maria Novella, dove la visita inizia da un’entrata laterale e appena la oltrepassi, proprio in fronte a te, sta nel pallore della parete la Trinità di Masaccio. Firenze non si risparmia e le piace vantarsi. Il colore della squadra di calcio è il viola, tanto per non farsi notare.


Agli uffizi arrivo alle otto del mattino, le stanze sono quasi vuote. Ci sono capannelli di custodi che chiacchierano delle notizie di cronaca. Mentre giro attorno a Piero della Francesca vengo a sapere di uno scandalo di malasanità. Penso che bello sarebbe se i custodi fossero studenti. D’arte.

Nel corridoio degli Uffizi che inizia a popolarsi penso che per tanti anni non riesci a comprendere cosa ci sia nell’arte medievale e in quella del primo Quattrocento. Poi accade qualcosa, o semplicemente cresci e continui a crescere e finisce che proprio l’arte medievale è quella che preferisci, e proprio per la stessa ragione per la quale non la amavi: la distanza eccessiva tra il tuo tempo e il suo.
Lo spirito, la pulizia. L’essenza. Il non-raggiungibile-nemmeno-per-idea.


Fosse per me, quindi, lo farei al contrario questo museo. Inizierei dall’Ottocento e poi via via, stanza dopo stanza, toglierei il superfuo. Una visita esfoliante, dai rave settecenteschi in cui si ride per non piangere attraverso il rock teatrale e progressivo del Seicento fino al sangue malato dei grandi manieristi che forse s’accorsero per primi di quanto fosse atroce quel Rinascimento- di morti ammazzati, streghe roghi tradimenti e  quadri celestiali, e ancora più giù, attraverso il rinascimento come lungo una strada di campagna fino alla casa colonica che mi ospiterà, la Madonna appunto di Giotto, le curve diafane di Ambrogio Lorenzetti la forza compressa di Cimabue, le istantanee di Gentile da Fabriano. L’essenziale. Il sostantivo senza l’aggettivo. Lo spirito dell’uomo.

Sì, fosse per me lo farei al contrario questo museo.

Esco. Vado da Masaccio.

Pamarasca

Le Immagini:

Giotto, Madonna di Ognissanti

Masaccio, Trinità

Masaccio, Madonna del solletico